Sono nata a Milano, ma non Milano Milano. In una zona talmente non-Milano-Milano che da qualche anno è provincia di Monza. Vivo a Lecco. Non Lecco Lecco, ma Lecco provincia; tra i boschi, le piccole aziende stacanoviste e la tanto acclamata lake life. Ho sempre fatto “quello, ma non proprio” e mi ha sempre fatta sentire inadeguata. Ora, tra giornalismo e psicologia, sto finalmente rivalutando l’ indecisione.
Ora le informazioni più importanti
Chiedo sempre i nomi degli animali. Mi intenerisce, soprattutto quando sono nomi da essere umano. Tipo Antonio. O Flavia (una setter incontrata di recente in metro, troppo simpatica). I miei cani si chiamano Zac e Walter Roberto. Si il secondo ha due nomi, anche se Roberto non è registrato sulla sua carta d’identità.
In generale, amo assegnare strani nomi alle cose. La mia macchina si chiama Diego, perchè ha i fanali a forma di denti a sciabola, come la tigre dell’Era glaciale. Il contenitore che c’è all’interno, davanti al sedile passeggero, lo chiamo Stampante.
A 18 anni ho fatto la cameriera. Mi hanno licenziata (mi sono dovuta licenziare) perchè la caposala diceva che “volevo lavorare troppo” (8 ore – OTTO! – alla settimana, non chiedevo molto). Ho cambiato ristorante. Ho iniziato a consegnare le pizze con una Ford color petrolio che chiamavo Robert. Era così tanto da rottamare che un giorno mi è rimasto il cambio in mano. Cioè proprio si è staccato. Mentre guidavo. C’è di bello che avevo dato il nome a una pizza (La pizza Estate Felice, così cringe che faceva troppo ridere), ma il titolare aveva deciso che fosse il nome più brutto che avesse mai sentito. Quindi è rimasto ufficioso. (Molto, ufficioso – Nel senso che lo usavo solo io).