Nessuno ha un ombrello, ma anche chi ha un cappuccio non lo usa. Eppure piove. Anzi, diluvia. È appena iniziato giugno, ma il Nameless ha sempre avuto da ridire con il concetto di primavera-ormai-inoltrata. Si narra che nessuno abbia mai assistito a un’intera edizione senza pioggia. «È un attore non pagato», scrive in un post John Summit, costretto dallo staff a mettere al riparo la console, nonostante volesse continuare a suonare sotto l’acqua. All’uscita qualcuno corre, più per l’emozione cinematografica di correre sotto la pioggia che per raggiungere in fretta l’angolo di asfalto dismesso in cui ha mollato l’auto, che nessuno definirebbe parcheggio.
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