In Iran esiste un sito web che cataloga annunci di compravendita di reni. Nonostante il Paese abbia legalizzato il mercato con un sistema che prevede una mediazione gratuita, questa piattaforma introduce un paywall per accedere ai contatti dei donatori, monetizzando la disperazione di chi vende per debiti e di chi compra per sopravvivere
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«Vi prego, comprate il mio rene»
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Le forze armate sono intolleranti ai celiaci
Ogni anno le nostre Forze armate reclutano nuovi membri. Nessuno di loro, però, dichiara di avere una diagnosi di celiachia. E questo non per una strana casualità, ma perché nelle nostre Forze armate, con questa diagnosi, non ci si può arruolare. Anche in caso di asintomaticità. La questione si presta a posizioni tanto discordanti quanto comprensibili e non interessa solo il contesto italiano. Gli Stati Uniti, per esempio, non consentono di arruolarsi, mentre il Regno Unito e l’Australia valutano la possibilità in base alla gravità dei sintomi.
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Il Nameless della Brianza diventa il Nameless di tutti. E funziona.
Nessuno ha un ombrello, ma anche chi ha un cappuccio non lo usa. Eppure piove. Anzi, diluvia. È appena iniziato giugno, ma il Nameless ha sempre avuto da ridire con il concetto di primavera-ormai-inoltrata. Si narra che nessuno abbia mai assistito a un’intera edizione senza pioggia. «È un attore non pagato», scrive in un post John Summit, costretto dallo staff a mettere al riparo la console, nonostante volesse continuare a suonare sotto l’acqua. All’uscita qualcuno corre, più per l’emozione cinematografica di correre sotto la pioggia che per raggiungere in fretta l’angolo di asfalto dismesso in cui ha mollato l’auto, che nessuno definirebbe parcheggio.
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Appesi a un filo: chi c’è dietro la cornetta di Telefono Amico
Nel 2024, 6.700 persone con pensieri suicidari hanno chiesto aiuto a Telefono Amico Italia. Attiva tutti i giorni dalle 9 alle 24, è una delle principali helpline italiane gratuite dedicate all’ascolto anonimo di chi affronta momenti di difficoltà. A rispondere, ci tiene a sottolineare la presidente Cristina Rigon, sono volontari. «Non percepiscono alcun compenso, come non lo percepisco io».
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Chiacchierare di scienza con un pianista. E di musica con un biologo
Quando incontriamo Emiliano Toso l’estate è alle porte. È un pomeriggio fresco e lento, che ci regala il tempo per l’ascolto. Ci aspettiamo che nel privato conservi una studiata riservatezza, ma scopriamo un uomo aperto e accogliente che indossa orgogliosamente una maglietta di un viola timido. Misura i comportamenti, ma si lascia guidare da una spontaneità che suona a volte piacevolmente impacciata e altre molto consapevole. Un momento di scarsa connessione a internet ci regala un nemico comune di cui lamentarci per rompere il ghiaccio. Nel mentre sposta due grandi pacchi sullo sfondo, forse preoccupato per un eventuale giudizio sul disordine. Un trasloco in corso, ci confiderà. Noi comunque non lo avremmo giudicato.
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Le donne iraniane hanno un grande alleato: gli uomini
Ogni ventidue Bahman (l’undici febbraio), gli iraniani ricordano la Rivoluzione islamica e la caduta della dinastia Pahlavi. È festa, con fuochi d’artificio e addobbi. Per alcuni. Per tutti gli altri, invece, lo scorso è stato il quarantacinquesimo anniversario dell’arrivo del «regime malefico». «Chi è contrario», spiega l’attivista Rayhane Tabrizi, «urla, alla sua morte».
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Il malocchio è una magia che ci riguarda ancora
Dal malocchio allo spummico, riti e credenze raccontano un legame profondo tra cultura popolare, fede e bisogno di controllo
C’è una tradizione che alcuni figli e nipoti del sud Italia ascoltano con curiosità da generazioni. Una pratica nata dal bisogno di dare un nome a ciò che non si vede, ma che si teme. Non si limita a spiegare l’ignoto: prova a tenerlo a bada. Un rito che parla anche di noi, che ci sentiamo più razionali e superiori a chi crede nella magia. Sbagliando, forse.
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I talk show come arena
La polarizzazione nei talk show non nasce da sola. Tra logiche editoriali, show da costruire e attenzione da catturare, anche il giornalismo deve farsi qualche domanda
Se annaspiamo ma qualcun altro ce la fa, allora deve essersi infilato in qualche scorciatoia lurida. È un pensiero viscerale e molto italiano. Una raccomandazione, un peccatuccio morale, una qualsivoglia scappatoia. Che può anche essere vero, ma non per forza spiega il nostro fallimento. È lo stesso riflesso che ci prende quando, da giornalisti un po’ frustrati, puntiamo il dito contro gli autori dei talk show. Per quale motivo la gente si sorbisce ore di quei programmi ma non apre una pagina di giornale? Alcuni attribuiscono il successo di questi format alle scelte autoriali, volte a polarizzare i dibattiti in studio. Ma è davvero una caratteristica negativa?